Snorkeler osservano a distanza un dugongo nel Mar Rosso

Dugonghi nel Mar Rosso: dove avvistarli senza disturbare la specie

I dugonghi nel Mar Rosso sono tra gli incontri più emozionanti per chi ama il mare, lo snorkeling e la biodiversità. A prima vista possono sembrare creature uscite da una leggenda marina: corpo robusto, muso arrotondato, movimenti lenti e un modo di brucare le praterie sommerse che ricorda quello di un erbivoro terrestre. Non a caso, in molte lingue vengono chiamati anche “mucche di mare”. Ma dietro questa immagine tenera e quasi fiabesca c’è una specie fragile, legata a habitat delicatissimi e molto sensibile alla pressione umana.

Il dugongo, nome scientifico Dugong dugon, è un mammifero marino erbivoro che vive nelle acque costiere tropicali e subtropicali dell’Indo-Pacifico. È una specie vulnerabile, minacciata soprattutto dalla perdita delle praterie di fanerogame marine, dalla pesca accidentale, dalle collisioni con imbarcazioni, dall’inquinamento e dal disturbo umano. Le sue popolazioni hanno tempi di recupero lenti, perché l’animale cresce con calma, raggiunge la maturità sessuale tardi e non si riproduce rapidamente.

Nel Mar Rosso, i dugonghi attirano turisti, sub e appassionati di snorkeling, soprattutto in alcune baie dell’Egitto meridionale, come Marsa Alam, Abu Dabbab e Marsa Mubarak. Proprio questa popolarità rende necessario parlarne con attenzione. Avvistare un dugongo non significa inseguirlo, toccarlo, circondarlo o trasformarlo in una foto-trofeo. Significa, piuttosto, entrare per qualche minuto nel suo mondo, mantenendo distanza, silenzio e rispetto. Il vero incontro non è quello più vicino, ma quello che non lascia ferite nel mare.

Che cosa sono i dugonghi

Dugongo nel Mar Rosso che nuota sopra una prateria marina

I dugonghi appartengono all’ordine dei Sirenia, lo stesso gruppo dei lamantini. Sono mammiferi marini completamente adattati alla vita acquatica: respirano aria, allattano i piccoli, hanno una coda orizzontale simile a quella dei cetacei e si muovono con lentezza elegante nei fondali bassi. A differenza di delfini e balene, però, non sono predatori. La loro dieta è composta quasi esclusivamente da fanerogame marine, piante acquatiche che formano vere praterie sommerse.

Il corpo del dugongo è massiccio e può superare i due metri e mezzo di lunghezza. Il muso è rivolto verso il basso, perfetto per brucare il fondale. Le labbra carnose e sensibili gli permettono di strappare le piante marine e selezionare le parti più nutrienti. Quando si alimenta, lascia spesso tracce visibili nel fondale, simili a piccoli solchi. Sono i segni del suo passaggio, una scrittura erbivora tracciata sulla sabbia.

Nonostante l’aspetto robusto, il dugongo è un animale vulnerabile. Ha bisogno di acque relativamente calme, fondali bassi, praterie marine sane e disturbo limitato. Non può semplicemente cambiare ambiente ogni volta che una baia diventa troppo trafficata o un fondale viene danneggiato. Il suo legame con le praterie di fanerogame è molto stretto: dove queste piante scompaiono, anche i dugonghi diventano più rari.

La sua lentezza non va confusa con goffaggine. Il dugongo vive seguendo ritmi diversi dai nostri: emerge per respirare, torna a brucare, percorre aree di alimentazione, riposa, si sposta. Il problema nasce quando il ritmo umano entra nel suo spazio con motori, pinne, gruppi numerosi, urla sott’acqua e tentativi di avvicinamento. Per questo, conoscere la specie è il primo passo per osservarla senza trasformare la meraviglia in pressione.

Dove vivono i dugonghi nel Mar Rosso

I dugonghi nel Mar Rosso vivono soprattutto nelle aree dove sono presenti praterie marine, acque basse e condizioni relativamente tranquille. La loro distribuzione non è uniforme: non basta entrare in acqua in qualunque tratto di costa per incontrarli. Gli avvistamenti sono più probabili nelle baie dove il fondale sabbioso ospita estese distese di fanerogame, la loro principale fonte di nutrimento.

In Egitto, le zone più note per gli avvistamenti turistici sono nell’area di Marsa Alam, in particolare Abu Dabbab e Marsa Mubarak. Diverse guide naturalistiche e operatori locali descrivono queste baie come luoghi in cui, con fortuna e comportamento corretto, si possono osservare dugonghi che brucano in acque relativamente basse. Le osservazioni avvengono spesso tra pochi metri di profondità, in fondali accessibili anche allo snorkeling, ma l’incontro non è mai garantito.

Il Mar Rosso non è però solo Egitto. Studi recenti hanno evidenziato l’importanza di comprendere meglio la presenza dei dugonghi anche lungo altre coste, comprese alcune aree saudite, dove popolazioni a bassa densità possono mostrare fedeltà a siti specifici. Questo significa che determinati habitat possono avere un valore enorme, anche se ospitano pochi individui. Una baia frequentata da un solo dugongo non è “poco importante”: può essere un nodo vitale in una rete fragile.

Il legame tra dugonghi e fondali bassi rende questi animali particolarmente esposti alle attività umane. Le stesse baie tranquille che offrono cibo e riparo sono spesso attraenti per turismo, barche, snorkeling e sviluppo costiero. La convivenza è possibile solo se la presenza umana viene regolata. Il punto non è vietare ogni esperienza, ma imparare a viverla con misura, come si entra in una stanza abitata da qualcuno che non può chiederci di abbassare la voce.

Perché sono così rari e vulnerabili

I dugonghi sembrano rari perché lo sono davvero in molte aree del loro areale. Non formano popolazioni numerose ovunque e non hanno un ritmo riproduttivo rapido. Una femmina partorisce un piccolo dopo una lunga gestazione e gli intervalli tra una nascita e l’altra possono essere ampi. Questo significa che la perdita anche di pochi individui può avere effetti pesanti, soprattutto in popolazioni piccole o frammentate.

La minaccia principale è la perdita o il degrado delle praterie marine. Questi habitat vengono danneggiati da ancoraggi, sedimenti, inquinamento, sviluppo costiero, dragaggi, aumento della temperatura dell’acqua e alterazioni della qualità marina. Le praterie di fanerogame non sono semplici “erba sott’acqua”: sono nursery per molte specie, stabilizzano il fondale, immagazzinano carbonio e sostengono intere reti ecologiche. Quando si rovinano, il danno non riguarda solo i dugonghi.

Un’altra minaccia è la pesca accidentale. Il dugongo può restare intrappolato in reti o attrezzi da pesca, con conseguenze spesso gravi. A questo si aggiungono le collisioni con imbarcazioni, soprattutto nelle aree costiere frequentate da barche turistiche o mezzi veloci. Anche il rumore e la presenza insistente di gruppi in acqua possono disturbare l’alimentazione, costringendo l’animale ad allontanarsi da zone importanti.

La vulnerabilità dei dugonghi dipende anche dai loro tempi biologici. Le popolazioni non crescono rapidamente nemmeno in condizioni favorevoli, quindi la prevenzione è più importante del recupero. Aspettare che una popolazione crolli significa intervenire quando la strada è già molto ripida.

Dove avvistarli senza inseguirli

Snorkeler osservano a distanza un dugongo nel Mar Rosso

Le località più cercate per vedere i dugonghi nel Mar Rosso sono Marsa Alam, Abu Dabbab e Marsa Mubarak. Sono aree famose perché uniscono fondali accessibili, praterie marine e una certa probabilità di incontro. Ma proprio perché sono note, richiedono maggiore attenzione. Più persone cercano lo stesso animale, più aumenta il rischio di stressarlo, accerchiarlo o costringerlo a cambiare comportamento.

Il modo migliore per avvistare un dugongo è affidarsi a operatori seri, che conoscano le regole di comportamento e non promettano incontri impossibili. Un buon tour non dovrebbe vendere l’animale come garanzia, ma spiegare che si tratta di fauna selvatica. Dovrebbe limitare il numero di persone in acqua, evitare motori vicini, impedire inseguimenti e chiedere ai partecipanti di mantenere una distanza adeguata.

Abu Dabbab è spesso citata come una baia adatta anche a snorkeler meno esperti, grazie ai fondali relativamente bassi e agli accessi dalla spiaggia. Questo non significa che sia un parco giochi. Anche in acqua bassa, le pinne possono danneggiare il fondale, sollevare sedimenti e disturbare le praterie marine. Marsa Mubarak, raggiunta spesso in barca, richiede ancora più attenzione ai motori, agli ancoraggi e alla gestione dei gruppi.

La regola d’oro è lasciar scegliere al dugongo. Se si avvicina, si resta calmi. Se si allontana, non lo si segue. Se sta mangiando, non bisogna mettersi davanti al muso o sopra il corpo. Se emerge per respirare, bisogna lasciargli spazio libero. Un incontro riuscito non è quello in cui si riempie la memoria del telefono: è quello in cui l’animale continua a fare ciò che stava facendo prima del nostro arrivo.

Come fare snorkeling responsabile con i dugonghi

Lo snorkeling responsabile con i dugonghi comincia prima di entrare in acqua. Serve ascoltare il briefing, scegliere un operatore attento e accettare che l’avvistamento non sia assicurato. La natura non è un catalogo con consegna programmata. Il rispetto nasce proprio da qui: dalla disponibilità a vivere il mare per quello che offre, non per quello che pretendiamo.

In acqua, il comportamento deve essere lento e prevedibile. Non si corre verso l’animale, non si urla, non si battono le pinne sul fondale, non si tenta di toccarlo. Le mani restano a posto, le pinne lontane dalle fanerogame, il corpo in posizione orizzontale per galleggiare senza calpestare. Anche i fotografi dovrebbero evitare flash, inseguimenti e avvicinamenti estremi. Una foto da lontano vale più di una foto ottenuta spaventando l’animale.

Bisogna anche rispettare le praterie marine. Sono il tavolo da pranzo del dugongo, ma anche un habitat prezioso per pesci, tartarughe, invertebrati e microrganismi. Appoggiarsi sul fondale, trascinare le pinne o sollevare sabbia può sembrare innocuo, ma ripetuto da decine o centinaia di persone diventa un impatto reale. Le fanerogame crescono lentamente e non sono un tappeto decorativo: sono una foresta sommersa in miniatura.

Un turismo veramente green non si misura solo dalla scelta della destinazione, ma dal modo in cui la si attraversa. Usare creme solari meno impattanti, non lasciare rifiuti, preferire borracce, evitare plastiche monouso, non acquistare souvenir marini e segnalare comportamenti scorretti sono gesti concreti. Il Mar Rosso è una meraviglia fragile: non ha bisogno di spettatori invadenti, ma di visitatori capaci di trattenere il fiato anche per rispetto, non solo per immersione.

Perché proteggere dugonghi e praterie marine

Proteggere i dugonghi nel Mar Rosso significa proteggere un intero ecosistema. Il dugongo non è solo un animale raro da fotografare, ma una specie collegata alla salute delle praterie marine. Brucando, può contribuire a mantenere dinamiche ecologiche importanti, mentre la sua presenza segnala l’esistenza di habitat ancora capaci di sostenerlo. Dove vive un dugongo, il mare sta raccontando qualcosa sulla propria qualità.

Le praterie marine hanno un valore enorme. Offrono rifugio a molte specie, proteggono i fondali dall’erosione, migliorano la qualità dell’acqua e immagazzinano carbonio. In un’epoca segnata da crisi climatica e perdita di biodiversità, distruggerle sarebbe un doppio errore: ambientale e strategico. Non sono appariscenti come le barriere coralline, ma lavorano in silenzio, radice dopo radice, come una infrastruttura naturale sott’acqua.

Il turismo può diventare parte del problema o parte della soluzione. Se alimenta inseguimenti, affollamento, barche troppo vicine e disturbo degli animali, peggiora la situazione. Se invece finanzia guide preparate, aree protette, monitoraggio, educazione ambientale e buone pratiche, può aiutare la conservazione. La differenza sta nelle regole, nei controlli e nella consapevolezza dei viaggiatori.

Vedere un dugongo nel Mar Rosso è una fortuna, non un diritto. Questo cambio di prospettiva è essenziale. L’animale non è lì per noi: è nel suo habitat, impegnato a vivere. Il regalo più grande che possiamo fargli è non costringerlo a fuggire, non rovinare il fondale da cui dipende e non trasformare la meraviglia in consumo. In fondo, il dugongo insegna una forma semplice di ecologia: muoversi piano, nutrirsi senza devastare, occupare il proprio spazio senza fare rumore inutile.