Salute

Terra dei fuochi: da dove arrivano i nostri alimenti? Impariamo a leggere l’etichetta

Spesso in TV si sente parlare di “terra dei fuochi“. Primo tra tutti Roberto Saviano che nel suo libro Gomorra  ha svelato  i retroscena di questa triste realtà che sta uccidendo ogni anno decine e decine di persone. Interessanti senza dubbio anche i servizi di Nadia Toffa del programma televisivo Le Iene che ci hanno mostrato più da vicino la drammatica situazione.

Dove si trova la terra dei fuochi?

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immagine by http://blog.ilmanifesto.it

Questa sfortunata area georgrafica comprende  in tutto 12 comuni collocati tra le provincie di Napoli e Caserta. In quest’area per  decenni sono stati versati e nascosti illegalmente enormi quantitativi di rifiuti tossici/radioattivi (provienti da tutta Europa) che venivano (e vengono tuttora) bruciati producendo gas tossici come la diossina. Il problema  tuttavia non si limita all’inquinamento atmosferico ma il danno di questi sversamenti causa anche  l’inquinamento delle  falde acquifere e del terreno circostante.

In poche parole le persone che vivono in quest’area mangiano frutta e verdura contaminata  e respirano ogni giorno aria contente un’altissima quantità di metalli pesanti e diossina.

Questa situazione si sta aggravando ogni giorno sempre di più. Secondo le dichiarazioni del mafioso pentito Carmine Schiavone i bidoni interrati anni fa potrebbero essersi già aperti o aprirsi da un momento all’altro e far uscire il materiale radiottivo. Sempre secondo il pentito la regione Campania sarà destinata a diventare la discarica a cielo aperto d’Italia.

Un’altro problema da non sottovalutare è l’agricoltura. Moltissimi  sono i campi coltivati nelle zone maggiormente inquinate e le verdure prodotte vengono vendute a prezzo bassissimo a grandi aziende (di cui non si conosce il nome) che riforniscono i supermercati di tutta Italia. Si avete letto bene, il problema non è circoscritto alle zone limitrofe alla “terra dei fuochi” ma la frutta e la verdura coltivata nella terra dei fuochi e il latte delle mucche allevate e la loro carne sucessivamente macellata ce la possiamo trovare nel piatto ogni giorno senza saperlo.

Da dove provengono i prodotti che ogni giorno acquistiamo?

Cosa dice la legge europea riguardo all’etichetta?

Prima di tutto è opportuno sapere da dove proviene il cibo che ogni giorno acquistiamo al supermercato. Spesso leggere l’etichetta risulta impossibile e tra tutte le infomazioni scritte non si capisce mai dove è stato coltivato il frutto/l’ortaggio o dove è stata macellata la carne che stiamo per acquistare. Spesso (purtroppo)  ci soffermiamo di più sui grassi e le calorie contenuti nella scatola di cereali senza degnare di uno sguardo la zona di produzione di quello che stiamo per mangiare.

Secondo la legge europea n.4 del  3 febbraio 2011 sulle “Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari“, vige per i prodotti alimentari non trasformati posti in commercio  l’obbligo di riportare nell’etichetta  l’indicazione del luogo di origine o di provenienza dell’alimento. Inoltre, sempre secondo la legge vige l’obbligo di segnalare se nell’alimento ci sono ingredienti geneticamente modificati (OGM)*.

Per i prodotti alimentari trasformati invece , deve essere indicato solamente il  luogo in cui è avvenuta l’ultima trasformazione e il luogo di coltivazione e/o allevamento della materia prima maggiormente utilizzata nella preparazione o produzione del prodotto*. In poche parole non sapremo mai perfettamente da dove proviene il prodotto finito  ma conosceremo solo la provenienza dell’ingrediente principale.

In Italia non esiste una legge sulla tracciabilità delle materie prima. Quindi in realtà non sapremo mai da dove arrivano precisamente le zucchine che troviamo nel minestrone surgelato che abbiamo appena acquistato. Questa informazioni ce le può dare solo ed esclusivamente l’azienda produttrice che però non è tenuta per legge a formire le informazioni.

Come difendersi da tutto ciò?

Purtroppo non ho la bacchetta magica e non sono proprio in grado di risolvere il problema ma, pensandoci bene qualcosa possiamo fare:

  • Un piccolo orto sarebbe l’ideale per limitare il consumo di frutta e verdura proveniente da fonti sconosciute. Un orto sul balcone o anche un limitato  pezzetto di terra da sfruttare potrebbe in parte alleggerire il problema della spesa.
  • Acquistare da contadini vicino casa o usufruire di qualche servizio di consegna a domicilio di frutta e verdura biologica (costa di più ma ne vale decisamente la pena).
  • Acquistare  attraverso  Gruppi di Acquisto Solidali (G.A.S.) , che per definizione sono “Un gruppo d’acquisto formato da un insieme di persone che decidono di incontrarsi per acquistare all’ingrosso prodotti alimentari o di uso comune, da ridistribuire tra loro. Il gruppo cerca di acquistare prodotti provenienti da piccoli produttori locali per avere la possibilita’ di conoscerli direttamente e per ridurre l’inquinamento e lo spreco di energia derivanti dal trasporto. Inoltre si cercano prodotti biologici o ecologici che siano stati realizzati rispettando le condizioni di lavoro.” ** (per conoscere il gruppo solidale più vicino a te clicca qui)
  • Approfittare di un giro in campagna facendo visita a qualche contadino che sarà ben lieto di vendere i propri prodotti coltivati naturalmente.
  • Per finire in caso non si riuscisse proprio ad acquistare in modo diverso, assicurarsi sempre sulla provenienza del cibo, magari acquistando in qualche mercato a Km zero o chiedendo sempre la provenienza della frutta e verdura esposta sul banco.

Impariamo a leggere l’etichetta

Prima regola: leggere l’etichetta. Più questa  è dettagliata più è trasparente l’azienda produttrice.
Le voci che solitamente troviamo sull’etichetta sono: nome del prodotto, elenco degli ingredienti, quantità netta/quantità nominale, scadenza, azienda produttrice o responsabile commerciale, certificazione, lotto di appartenenza, modalità di conservazione ed eventuale utilizzo.

  • Più è dettagliato il nome e la descrizione più il prodotto sarà valido (o almeno si spera). E’ meglio acquistare un prodotto che ha come dicitura “bevanda al gusto di arancio” o “succo  di arancio”? “olio di oliva” o “olio extravergine di oliva prima spremitura?”
  • L’elenco degli ingredienti è un’altro punto cruciale dell’etichetta. Gli ingredienti vengono elencati in ordine di presenza nel prodotto finale. Il primo ingrediente citato è quello in maggiore quantità e così via. Devono essere citati anche gli additivi e gli aromi.
  • Quantità: “Quantità Netta” indica la quantità che la confezione contiene al netto della tara. La “Quantità Nominale” indica la quantità che siritiene contenuta all’interno di un imballaggio preconfezionato.  Le diciture riconosciute sono: Litro o l, millilitro o ml,chilogrammo o kg e grammo o g.
  • Scadenza alimento:  anche indicata come TMC = termine minimo di conservazione o  più semplicemente segnalato con la dicitura “da consumarsi preferibilemente entro il” indica la data di scadenza dell’alimento. La data è segnata con il formato GG/MM/AAAA.
  • Azienda produttrice: è l’azienda che ha prodotto l’alimento (e che se ne assume la responsabilità) seguita dalla sede legale e di produzione. E’ opportuno indicare il luogo dove è stato effettuata l’ultima modifica di produzione dell’alimento.
  • Certificazione: obbligatoria per i prodotti di origine animale e  composta dal codice paese (IT), numero stabilimento (12345) e sigla del paese di locazione dello stabilimento di produzione (CE – comunità europea)
  • Lotto di produzione: l’insieme di unità di vendita prodotte, fabbricate o confezionate in circostanze praticamente identiche, utile in caso di problematiche legate al prodotto, come per esempio ritiro di merce per danneggiamento o contaminazione.
  • Modalità di conservazione: come coservare i prodotto e come consumarlo.
* fonte: Gazzetta Ufficiale 19 febbraio 2011, n. 41  **definizione di “Cosa sono i Gruppi di Acquisto Solidale” – www.retegas.org  *** fonte: sicurezzaalimentare.arsia.toscana.it. Immagine copertina by ANSA

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